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Marsala nel Pallone: dalla battaglia di Siracusa alla caporetto con la Vibonese

Bella, bellissima quasi indimenticabile. Una sfida “epica” nella terra degli antichi dove i Siracusani si sono trovati davanti i coraggiosi Lilibetani. Roba da Odissea omerica. E dire che per il Siracusa doveva essere una tranquilla passeggiata, un questione da risolvere in quattro e quattr’otto. Invece gli “asineddri” (asinelli, come sono soprannominati gli abitanti di Marsala) hanno fatto la parte dei “leoni”, rovesciando i ruoli e mandando in tilt il tecnico Sottil. L’ex giocatore di tante squadre di serie A ha indubbiamente sottovalutato il Marsala 1912 lasciando in panchina Dezai e Arena, giusto per citarne alcuni. Solo nella ripresa, quando il reflusso esofageo iniziava a salire, ha schierato l’artiglieria pesante e allora ecco che il Siracusa ha cambiato volto. Benché l’allenatore aretuseo ritenga che la prestazione della sua squadra sia stata costante durante l’arco della partita, le azioni più incisive si sono registrate nel secondo tempo. Ma il Marsala non è rimasto a guardare. Ha svolto egregiamente il compito assegnatogli dal proprio tecnico Pergolizzi. Non erano i marsalesi a dover fare la partita in casa della capolista e sono rimasti concentrati nel chiudere gli spazi, quando posssibile, e pressare alti. Certo, i diversi valori in campo si sono visti e i ragazzi della focosa DG Marletta sono andati per ben due volte in vantaggio: la prima con l’ex Gallon e dopo con lo zampino vincente del subentrato Dezai. Il Marsala, dicevamo, ha diligentemente svolto il proprio ruolo ed acciufava il primo pareggio grazie ad una azione di ripartenza sfociata nella punizione che Giardina ha ben pennellato  sul seconndo palo e il due a due conil tiro dalla distanza del nuovo arrivato Palazzo. Bisogna anche dire che il portierino Viola ha anche qualche responsabilità. Bene quindi la prima uscita del nuovo Marsala dove i nuovi arrivati saranno magari più “operai” di chi ha lasciato Capo Boeo ma questa bella prova restituisce fiducia all’intero ambiente.

Quanto sopra è ciò che avevo scritto a riguardo del match contro il Siracusa. L’articolo però è rimasto solo una bozza mai pubblicata, avrei voluto arricchirlo con altri dettagli come le polemiche post partita o la bistrattata tribuna stampa ma non ho più trovato il modo per farlo. Diciamo che il giorno seguente rimarrà nei miei personali annali ma questi non sono argomentazioni per voi importanti. Passate 24 ore dalla partita tutto ciò era stato trito e ritrito dagli “inviati a distanza” sulle loro bacheche (si, perché le bacheche dei corridoi è dove le puntine danno vita ai ciclostili) e quindi ho deciso di lasciarlo lì, da parte, in attesa di cancellarlo. Ho voluto adesso “riesumarlo” perché l’avvio a doppia faccia di questo Marsala 1912 necessita di essere analizzato a partire da Siracusa e finire dopo il quarto gol di oggi della Vibonese.

Dopo il rientro da Siracusa si respirava aria di festa. L’impresa era stata compiuta: tornare sani e salvi dalla tana dei leoni. La squadra era stata venerata quasi come una divinità epica. L’intera tifoseria si era mobilitata per supportare i propri beniamini e, sullo slancio dell’impresa, nei giorni seguenti aveva lavorato per un armistizio tra i vari gruppi ultras, pace avvenuta grazie anche a qualche brindisi riparatore. Bene così, ieri la curva era discretamente affollata ma soprattutto i tre vessilli de “Gli Intoccabili 2015”, “Lilibetani 397 a.c.” e “Vecchia Guardia ’89” (in rigoroso ordine alfabetico) hanno sventolato fino alla fine, anche dopo le quattro reti degli ospiti. Grande prova di maturità, come il coro “saremo sempre con voi” rivolto ai giocatori accorsi sotto la curva a chiedere umilmente scusa per la brutta prestazione odierna. Io sono dell’idea che le polemiche possono starci ma fuori dai novanta minuti e nei giusti modi. Ma non sono un ultrà e quindi questa opinione la tengo per me.

Ma cosa è successo a questo Marsala tra Siracusa e i quattro gol incassati contro la Vibonese? difficile spiegarlo. Durante la conferenza stampa di venerdì, Pergolizzi era stato abbastanza guardingo nei confronti di questa Vibonese. “Questi vengono per vincere la partita”, aveva pronosticato il tecnico palermitano. E nello stesso tempo aveva citato tutti gli acciaccati: Riccobono con i punti di sutura ad un dito a causa dei tacchetti taglienti di un siracusano, Cortese alle prese con un forte mal di schiena, Giardina risucchiato nel vortice dell’influenza e Convitto con un ginocchio gonfio. Nelle stesse ore il DG Gerardi colloquiava telefonicamente con il centrocampista Rosario Licata che si sarebbe presentato in città l’indomani. Insomma, quasi mezza squadra in infermeria compensata solamente dall’arrivo dell’ultimo acquisto invernale. Gli altri? con le gambe pesanti visto il richiamo atletico della pausa invernale e il duro e bagnato terreno del Nicola De Simone. Così Pergolizzi lascia in panchina Riccobono e schiera Pizzolato in porta, Perricone e Sammartano difensori di fascia con Gambuzza “Re Leone” e Maltese “Guerriero” baluardi centrali, lo stesso centrocampo della battaglia di Siracusa con Palazzo, Giardina e Corsino, in attacco Convitto, Cortese e l’esordiente Manfré. Praticamente 10/11 della formazione che aveva compiuto l’impresa quattro giorni prima. Il tecnico dei rossoblù Di Maria va di 3-5-2, lascia in panchina Saraniti e Cuomo e affida l’attacco al duo Allegretti-Scapellato con il neo acquisto Crucitti al centro supportato dal capitano Cosenza e dal migliore in campo Da Dalt. Come è andata la partita ormai lo sappiamo bene: alla fine saranno quattro le reti segnate dalla Vibonese e nessuna dai marsalesi. Una disfatta casalinga ancor peggiore della sconfitta contro lo Scordia, partita aveva lasciato una ferita aperta per buona parte del girone di andata. Qualla di ieri è stata una prova disarmante da parte degli azzurri. Un crollo fisico sicuramente dettato dall’incontro di quattro giorni prima che, per una squadra che punta sulle ripartenze, è stato determinante. L’assenza di Riccobono ha tremendamente pesato sulla fase costruttiva. Un centrocampo d’interdizione, con un Giardina non al top, ha fatto mancare il suo supporto al reparto offensivo dove il solo Manfré, tra il primo e il secondo gol degli avversari, ha mostrato qualche spunto interessante. L’acciaccato Cortese non è riuscito a scoccare neanche un tiro verso la porta avversaria. Anche la difesa deve recitare il mea culpa. Allegretti, da giocatore di altra categoria quale è, ha trafitto per la terza volta in questo campionato la retroguardia lilibetana con un gioco di gambe che ha messo fuori tempo i suoi marcatori diretti. La prima rete di Cosenza, ossia il due a zero, arriva da una dormita generale nell’area piccola dove nessuno è riuscito a liberare quella palla vacante proveniente dalla linea di fondo campo. Il fallo da rigore in prossimità del vertice dell’area è stato una leggerezza frastornante. Per concludere, l’espulsione di Sammartano, ancora una volta  fattosi prendere da un ingiustificato nervosismo.

Cosa non ha funzionato? come ha dichiarato il tecnico Pergolizzi alla fine dell’incontro, tutto (qui le interviste). Difficile trovare un lato positivo in questa prestazione degli azzurri tranne le scuse della squadra al pubblico presente allo stadio, il sacrificio di Corsino e l’impossibilità di vedere all’opera il nuovo arrivato Rosario Licata. Mancanza di agonismo e l’incapacità di creare gioco hanno resuscitato soliti contestatori, pronti ad uscire dai loro loculi per dare sfogo al loro disfattismo. Mentre la curva continuava ad incitare in modo esemplare la squadra benché sotto di quattro gol, in tribuna si alzavano gli “olé” ad ogni passaggio degli avversari. C’è stato chi addirittura, preso da una straripante voglia di protagonismo, ha lasciato le vesti da medio borghese e vestito quelle da ultrà sfegatato lanciandosi contro le vetrate delle cabine stampa. Comportamenti oltraggiosi per il Nino Lombardo Angotta ma certa gente gode soltanto quando questo Marsala perde, ancor di più se perde in questo modo e davanti ai propri occhi. Naturalamente è iniziata la corsa alle teorie scientifiche. Tra gli scenziati della tribuna c’è chi pensa che la formazione della prima metà di campionato non andava smantellata ma sono gli stessi che urlavano contro i giocatori che sono andati via perché non sudavano la maglia. C’è chi dice che bisognava riconfermare la formazione vincitrice del campionato di Eccellenza, magari con qualche innesto di categoria, ed oggi critica aspramente il ritorno di Maltese, De Vita, Cortese. C’è poi chi pensa che la colpa sia sempre della Società invitando Gerardi & Co. a cambiare professione ma dimenticano che questa Società, tre anni addietro, ha salvato il Marsala dalla radiazione e qualche imprenditore se l’è data a gambe levate verso altre città. Misteri del calcio, misteri tutti marsalesi.

Personalmente ribadisco quanto affermato prima di Natale: le prime tre partite del nuovo anno sono un banco di prova importante per il Marsala 2.0. Buona la prima, male la seconda e bisognerà almeno attendere fino a domenica prossima, quando gli azzurri affronteranno per la terza volta una capolista, questa volta la Frattese, per esprimere un giudizio. Sarà ancora una volta in trasferta e dopo le belle prove di Cava dé Tirreni e Siracusa, e per la serie “non c’è due senza tre”, non è detto che la partita di ieri possa essere presto cancellata. Sono convinto che Pergolizzi non abbia ancora avuto la possibilità di schierare la squadra come lui vorrebbe. Il collante tra il centrocampo e l’attacco potrebbe essere un Riccobono trequartista (ruolo secondo me a lui più congeniale) dietro a Manfré e Cortese o un Convitto arretrato al fianco di due centrocampisti di “rottura”. Viste l’impossibilità di schierare Manfré a Siracusa per il conteggio degli under e l’infortunio di Riccobono, ancora queste ipotesi non hanno trovato conferma. Mi piace anche ricordare come questo Marsala debve solamente salvarsi, deve mantenere la categoria e grazie anche ai risultati maturati sugli altri campi, rimane ancora fuori dalla zona playout. Quattro gol incassati in casa sono come un cazzotto in un occhio ma non sono mortali. Almeno fino ad ora.

Peppe Caruso

Culicchia SRL

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"Il dilettante è colui che pensa che siano sempre gli altri a sbagliare. Il professionista è colui che riconosce i suoi sbagli e li corregge." Racconto lo sport a modo mio attraverso il web e le radiocronache del Marsala 1912 su Radio Fantastica Marsala 97.5

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