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Ignazio Chianetta, allenatore del Marsala Calcio
Ignazio Chianetta, allenatore del Marsala Calcio

L’ASD Marsala Calcio ha navigato a vista, ecco i perché

Per favore, non chiamateli “fallimenti”. Chiamateli fiaschi, insuccessi, frane, strafalcioni… ma non utilizzate quella parola che riporta in mente pagine nefaste del calcio marsalese. Oltretutto non piace agli esponenti dell’ASD Marsala Calcio che, con molta presuntuosità, cercano di cancellare la memoria di chi è stato presente alle “adunate pubbliche” – e non sotto l’ombrellone in spiaggia. Inutile ripetere qui tutti i buoni auspici dei due ex “copresidenti”, Giuseppe Milazzo e Luigi Vinci (se volete riascoltarli trovate i due video in fondo a questo articolo). E’ inutile anche riportare quanto recentemente dichiarato dai soci Ignazio Chianetta e Nicola Sciacca (rispettivamente allenatore e collaboratore tecnico del Marsala) in “Azzurra Sport” lunedì scorso – avete avuto modo di ascoltarli e leggere le loro dichiarazioni in questi ultimi giorni. Sarebbe oltretutto un’offesa per chi possiede un po’ di intelletto, per chi analizza ciò che succede con raziocinio (ne basta poco), per chi non crede che gli asini volino. Perché sarebbe bello per alcuni se i tifosi del Marsala, gente che di calcio buono ne ha masticato parecchio, e la stampa avessero le fette di prosciutto sugli occhi, che non si rendessero conto che il Marsala Calcio ha cambiato rotta, che il castello di sabbia che gli era stato presentato è crollato. Il gruppo di amici capitanato adesso dal solo Milazzo ha navigato a vista, non è riuscito a tracciare una rotta che portasse al mantenimento delle promesse – vinceremo e raggiungeremo e supereremo il Trapani in 4 anni – e quindi, finora, non si può non parlare di fallimento. Attenzione, non si tratta di un solo fallimento bensì di tre fallimenti in appena due settimane: un record.

Il primo fallimento è quello societario: l’accoppiata (o copresidenza) Milazzo-Vinci si è sciolta come neve al sole. Era prevedibile, prima o dopo sarebbe successo ma nessuno, neanche i più pessimisti, si sarebbero aspettati che succedesse così in fretta. Tra qualche biglietto non pagato e qualche stipendio da pagare, si è consumata la fine di un amore mai sbocciato. Su questa sinergia economica, l’avv. Milazzo aveva costruito un business plan di 250/300 mila euro per questa stagione ma, ahi noi, Vinci si è disimpegnato come parecchie volte in passato. Sciacca rassicura che lui e gli altri soci in appena cinque giorni sono riusciti a colmare la parte lasciata scoperta da Vinci e far quadrare i conti grazie agli impegni degli sponsor. Bene, anzi benissimo. Tutta la città è contenta che questo gruppo di amici-con-l’amore-per-la-maglia-azzurra possa finalmente riportare il calcio che conta a Capo Boeo. E allora la domanda sorge spontanea: perché coinvolgere Vinci in questo nuovo progetto sin dall’inizio e commettere quei “piccoli errori” menzionati da Nicola Sciacca? I precedenti dell’imprenditore del gelato marsalese non potevano dare certezze. Perché forse lo ha chiesto il Sindaco Di Girolamo? difficile, perché il sindaco ha chiesto di unire le forze in piena estate ma Milazzo e Vinci contrattavano da parecchio tempo prima, come si è lasciato scappare lo stesso presidente del Marsala in una delle due adunate pubbliche. Forse perché la presenza in città del 1912 avrebbe oscurato e ostacolato questo Marsala? potrebbe essere una motivazione, d’altronde Vinci ne ha decretato la morte. O forse per quella storia del logo del Marsala 1912 che non si è riuscito ad avere? anche questa potrebbe essere una spiegazione plausibile, peccato per l’ostinata resistenza di Mannone e Occhipinti, soci di minoranza del 1912. In effetti ci sarebbero altre probabili spiegazioni ma preferiamo tenerle per noi aspettando che sia il tempo a svelarle.

Il secondo fallimento è tecnico. L’ufficializzazione di Nicola Sciacca come “collaboratore tecnico” dell’allenatore Ignazio Chianetta sarebbe stata normale se non fosse avvenuta dopo la prematura esclusione dalla coppa Italia e il pareggio nella prima di campionato contro l’Alcamo. Fatta adesso, è un’evidente bocciatura da parte dei vertici dell’ASD dell’operato fin qui svolto dall’ex allenatore del Paceco ed hanno voluto affiancargli una “balia” visti i 35 anni di calcio di Nicola Sciacca. Due pareggi ed una sconfitta, senza nessun gol all’attivo e con un organico zeppo di “fuori-serie” dimostra quanto Chianetta sia distante da questa categoria. E’ bastato incontrare l’ostico Brucculeri e il suo Mazara per scontrarsi (e affondare) nel primo scoglio sulla rotta.  E il recente vai-e-vieni di giocatori dimostra la necessità di rivedere quanto costruito in estate, soprattutto dopo l’abbandono di Vinci e la trasferta di Salemi contro l’Alcamo. Il DS Renzo Calamia e tre difensori hanno lasciato recentemente il Marsala Calcio (Valerio Genesio, Benny Calaiò e Davide Lo Cascio – questi ultimi due accasatisi all’Alcamo) e sarebbero arrivati Renzo Parisi, Keta e Di Donato dal Paceco (il condizionale è d’obbligo perché nessun comunicato ufficiale è stato finora diramato).

Il terzo fallimento è la credibilità. Come abbiamo scritto prima, gli “squilli di tromba” e “l’entusiasmo” dei due presidenti uditi all’interno del Monumento dei Mille sono stati cancellati dallo stesso Nicola Sciacca nella sua recente intervista ad “Azzurra Sport”. Sciacca ha riportato tutti con i piedi per terra ed ha tracciato una nuova rotta, molto meno ambiziosa della precedente. In altre parole, Sciacca ha screditato soprattutto il presidente Milazzo e i suoi esuberanti proclami. Ecco signori, uno dei problemi del calcio a Marsala è stato sopratutto la credibilità. Perdere credibilità nei confronti dei tifosi e del pubblico è la porta dell’inferno e la storia locale lo insegna. E il patetico ricordare che questo gruppo di amici abbia resuscitato il calcio a Marsala, non può, e non deve essere, il coperchio ad ogni pentola che bolle. Fare calcio ha sempre avuto oneri ed onori, dalla serie A alla Terza categoria e i “grilli per la testa” ai tifosi non vengono da soli ma li mettono i dirigenti con i loro proclami. E quando si vuole distogliere l’attenzione dalle proprie criticità deviandola verso altre squadre (in questo caso Mazara e Licata), allora ogni minima parvenza di credibilità è stata perduta. E la credibilità passa anche attraverso un rapporto leale, come richiesto dal presidente Milazzo, con gli organi d’informazione e l’opinione pubblica. Ma se bisogna attingere alle “fonti ben informate” per sapere ciò che succede all’interno del Marsala Calcio e poi sentire Chianetta affermare che “la città deve sapere chi sta dentro la società”, allora come può instaurarsi un rapporto “leale”? come si può rimanere inermi davanti allo sminuire il ruolo degli operatori dell’informazione, cioè quello di osservare, analizzare e riportare le proprie impressioni, da parte dell’allenatore del Marsala Calcio che gradirebbe “sostegno e non critiche”? Basta dimostrare di saper fare bene per ricevere complimenti ed elogi. Fino ad ora ciò non è stato però dimostrato.

Nessun pregiudizio, nessun volere affossare alcuno. La città desidera più chiarezza e meno strafalcioni per convincere tutti che questo sia un progetto valido. Desidera che si impari dalla storia ed evitare di incorrere negli errori del passato. Desidera meno arroganza e più umiltà da parte di chi una storia calcistica non ce l’ha, nel rispetto della storia calcistica di Marsala. Purtroppo, almeno in questo, sembra che la rotta finora non sia cambiata e nel calcio di scogli ce ne sono parecchi. Occorre molta prudenza per non affondare.

Adunata pubblica del 10 Agosto 2017


Adunata pubblica del 24 Luglio 2017

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